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Nuovi orizzonti: il dilemma tra pena e cura. Alla ricerca di un metalinguaggio

Data: 17 Dicembre 2015
Ora: 09:00 - 18:00

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Luogo: Link Evento Ordine Psicologi Marche
Via Calatafimi, 1 Ancona


Descrizione Evento

17/12/2015 14: 00 17/12/2015 18:30
Via Angeloni, 3 , Jesi (AN)
Telefono: 3289281971

Negli ultimi anni il numero di pazienti autori di reato in ingresso nei servizi sanitari e nelle strutture residenziali terapeutiche è andato progressivamente aumentando.
Al centro di questi cambiamenti rimane il DSM, nodo cruciale della Psichiatria di Comunità, chiamato ad avere un ruolo anche nelle politiche di sicurezza (rimandando al binomio pericolo/follia).
Queste persone, infatti, iniziano i percorsi di cura con un regime che prevede misure di restrizione della libertà come libertà vigilata, arresti domiciliari, detenzione domiciliare.
Si è reso pertanto indispensabile rapportarsi con nuovi e altri soggetti della rete d’invio del paziente: magistrati, giudici, avvocati, periti.
Per gli operatori e le figure professionali coinvolte, ciò ha significato dover acquisire anche maggiori competenze giuridiche per impostare progetti terapeutici e riabilitativi adeguati alle disposizioni giudiziarie del caso specifico.
L’accoglienza di queste persone nelle strutture psico-riabilitative inizialmente è percepita con interesse, ma anche con timore, proporzionale sostanzialmente alla gravità del reato commesso.
In particolare i pazienti provenienti dagli ospedali psichiatrici giudiziari O.P.G., e dal carcere, sollecitano fantasie persecutorie; si tratta infatti soprattutto di pazienti che hanno commesso reati contro la persona più o meno gravi, compreso l’omicidio.
Non si deve trascurare che terminata la funzione di contenimento “murario-relazionale” del carcere o dell’O.P.G (ad oggi R.E.M.S.), subentra la richiesta di un nuovo tipo di contenimento “relazionale-terapeutico” offerto dalle comunità.
Già dall’ingresso, con pazienti autori di reato, occorre chiarire la profonda differenza che esiste tra il progettare la cura (che include anche il concetto di “dimissibilità”) e talvolta la tendenza a ragionare in funzione del “fine pena”.
Il dilemma rappresentato dalla figura greca di Antigone sottolinea la grande problematica culturale, giuridica, clinica, socio-economica ed etica in merito al coniugarsi del concetto di pena (detenzione e tutela della collettività) e di “pericolosità sociale “ con quello di cura (riabilitazione e percorso terapeutico dei pazienti).
Pertanto risulta imprescindibile individuare un linguaggio condivisibile tra tutte le figure coinvolte, in un epoca di cambiamento e di nuovi orizzonti quale quello della chiusura degli O.P.G.

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