La notizia del possibile ripristino della normativa regionale sul contrasto al gioco d’azzardo patologico nelle Marche apre una riflessione che, come Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi, riteniamo non più rinviabile.
I dati parlano chiaro e non possono essere ignorati. Nelle Marche, nel 2025, la raccolta complessiva legata al gioco d’azzardo ha superato i 4 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente. Un dato che non racconta solo un fenomeno economico, ma fotografa una realtà sociale e sanitaria complessa, fatta di famiglie in difficoltà, fragilità psicologiche e solitudini che trovano nello schermo di una slot o di un’app una risposta illusoria.
A livello nazionale, il volume del gioco d’azzardo supera ormai i 130 miliardi di euro annui, una cifra che rende l’Italia uno dei Paesi europei con la più alta esposizione al fenomeno. Ma dietro questi numeri non ci sono solo giocate: ci sono persone. E sempre più spesso, persone che sviluppano una vera e propria dipendenza.
Come psicologi sappiamo bene che il gioco d’azzardo patologico non nasce dal caso. Si alimenta di vulnerabilità emotive, di difficoltà nella gestione della frustrazione, di solitudine, di mancanza di prospettive. È un comportamento che si struttura nel tempo e che, quando diventa dipendenza, compromette gravemente la vita individuale, familiare e lavorativa.
Negli ultimi anni abbiamo osservato un abbassamento dell’età di accesso al gioco e una crescente normalizzazione dell’azzardo, anche attraverso forme digitali e apparentemente “innocue”. Questo rende il fenomeno ancora più insidioso.
Per questo motivo, come Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche, riteniamo fondamentale:
- Ripristinare e rafforzare le politiche di prevenzione, a partire dalle limitazioni sull’offerta e dalla tutela dei luoghi sensibili
- Investire nella cura e nel trattamento delle dipendenze comportamentali, garantendo accesso ai servizi psicologici
- Promuovere una cultura della consapevolezza, soprattutto tra i giovani e nelle famiglie
- Sostenere gli operatori sanitari e sociali, che ogni giorno affrontano le conseguenze di questo fenomeno
Non si tratta di essere “contro il gioco”, ma di essere dalla parte delle persone.
Non si tratta di limitare libertà, ma di proteggere fragilità.
Ogni euro giocato non è solo una cifra che entra in un sistema: è tempo sottratto alla vita, è attenzione spostata, è, troppo spesso, una fuga da qualcosa che non si riesce più a gestire.
La politica ha oggi la responsabilità di scegliere se guardare questi numeri come entrate o come segnali di allarme.
Come psicologi, noi sappiamo bene cosa sono.