Quando nasce un papà

L’articolo proposto vuole illustrare il ruolo paterno nel periodo peri e post natale, mettendo in luce
le sue potenzialità e criticità, considerando anche il necessario riassetto della coppia in questa
preziosa e delicata fase della vita.

Articolo a cura di Gdl psicologia perinatale e età dello sviluppo
Autrici membri del gruppo
Dott.ssa Sara Marcaccio e Dott.ssa Sara Scarponi

In merito ai ruoli genitoriali vi è molta letteratura riguardo la mamma, il legame di attaccamento madre-bambino, mentre poco è scritto sui papà, figura spesso marginale.
Quest’ultimo è un ruolo che è rimasto un po’ nell’ombra, soprattutto per un retaggio culturale del secolo scorso: il papà era colui che si occupava soprattutto del sostentamento economico della famiglia relegando l’educazione e la cura dei figli alla mamma.
Attualmente le cose sono cambiate, gli uomini sono sempre più partecipi nella vita dei figli fin dal concepimento, condividendo in maniera più consapevole e partecipativa le emozioni con la propria partner. Vi sono molti papà che accompagnano la partner nel travaglio, che assistono alla nascita e si prendono cura del nascituro, instaurando così un rapporto profondo già dai primi giorni. Nonostante ciò l’esperienze emotiva dei nuovi padri rimane ancora un mistero inesplorato, un evento interiore di cui si sa pochissimo: va esplicitato che diventare padri, non vuol dire necessariamente “sentirsi padri”.
Mentre l’essere padre implica assumersi una serie di impegni e di doveri dal punto di vista legale ed educativo, sentirsi padre significa invece riconoscere uno status interno che autorizza l’uomo a immaginarsi e percepirsi come figura di attaccamento del proprio bambino (Pellai, 2007).
In effetti, un uomo che decide di avere un figlio va incontro ad una fase del proprio ciclo di vita che ha un enorme potenziale di trasformazione. Diventare genitori comporta, infatti, una definitiva trasformazione della propria identità: insieme al proprio bambino un uomo vede nascere un “nuovo se stesso”. E’ un cambiamento che comporta la necessità di ri-costruire un’immagine mentale di sé modellata su nuovi ruoli e nuovi funzioni. L’uomo che diventa padre diventa un individuo nuovo “a se stesso”, ma anche alla e per la propria compagna. L’annuncio della nascita di un figlio, specie se il primo, suggellato da un test di
gravidanza positivo, dà origine ad una cascata di eventi interni che in modo parallelo coinvolgono il mondo emotivo e profondo di entrambi i futuri genitori. I nove mesi dell’attesa rappresentano il periodo in cui si inizia a costituire “lo spazio fisico e mentale” per un terzo soggetto della propria storia famigliare, processo che connota un impegnativo passaggio, quello in cui una coppia affettiva adulta da diade diventerà triade. Se le trasformazioni che interessano il mondo dei pensieri e delle emozioni delle future
mamme è stato a lungo oggetto di approfondite ricerche, ben poco, invece, si sa dell’equivalente versante maschile. Per molti uomini, in effetti, non sempre è facile accogliere l’esperienza della paternità a braccia e a cuore aperto: impegni professionali, analfabetismo emotivo, delega alle madri e precedenti esperienze negative vissute quando si rivestiva il ruolo di figli sono gli elementi che possono precocemente limitare e mettere a rischio l’esperienza paterna, rendendola complessa e difficile. Per molti uomini “diventare padre” è una conquista a lungo sognata, un obiettivo della vita che si realizza.
Per altri, invece, è un evento a lungo evitato, spesso rimandato, non sempre cercato e voluto. Per molti uomini, diventare padre spaventa perché viene interpretato come un’interruzione del proprio ciclo di vita, un ostacolo nei confronti di tutto ciò che è stato conquistato fino a quel momento: dalla posizione e stabilità professionale alla libertà di usare il tempo libero a proprio piacimento. Tutti gli uomini vivono esperienze emotive profonde in prossimità dell’evento nascita del proprio figlio, ma ciò che colpisce è che
quasi nessun uomo riesce davvero a raccontare e parlare di tutto questo in modo autentico con qualcuno. L’esperienze emotiva dei nuovi padri rimane ancora un mistero, un vissuto interiore inesplorato di cui si sa pochissimo. Come per la donna anche per l’uomo il momento della nascita può costituire un periodo di vulnerabilità. Poiché la base su cui si innesta tutta la sintomatologia del neonato è associata ad una compromissione della qualità delle cure genitoriali, con una ridotta interazione genitore-bambino, possiamo immaginare che anche la depressione paterna possa giocare un ruolo significativo in questa direzione. Sono stati pubblicati diversi studi sui disturbi depressivi perinatali paterni volti a valutarne la sintomatologia, l’epidemiologia, il legame con lo stato emotivo della madre e la correlazione con i disturbi emotivi e comportamentali che il bambino manifesta nella prima infanzia. I padri soffrono di disturbi affettivi perinatali con una frequenza che nel mondo varia dal 2 al 31%, con una media del 10.4% nel 2010 (Paulson & Bazemore, 2010). Il 10% manifesta sintomi depressivi durante il periodo perinatale con un aumento significativo della sintomatologia dai 3 ai 6 mesi dopo la nascita. Con il termine Depressione Perinatale Paterna si indica la manifestazione nel padre di una sintomatologia depressiva nel periodo che va dall’inizio della gravidanza al primo anno dopo il parto. La sua espressione clinica è differente da quella Materna: la sintomatologia depressiva è più lieve e i disturbi tendono a essere meno
definiti essendo caratterizzati da vaghi vissuti di tensione, di tristezza, di sconforto e, solo nei casi più gravi, da stati di impotenza, di disperazione e di malinconia. I disturbi depressivi descritti più frequentemente sono l’umore depresso, l’irrequietezza, l’irritabilità, la preoccupazione costante riguardo l’andamento della gravidanza e la salute del bambino, la perdita di interessi, le difficoltà di concentrazione e di rendimento sul lavoro, l’isolamento sociale, l’aumento o la diminuzione dell’appetito, il calo del desiderio sessuale e l’insonnia. Clinicamente si manifesta con vissuti di tensione, tristezza, sconforto e, nei
casi più gravi, con stati di impotenza, disperazione e malinconia (Baldoni e Ceccarelli, 2010, 2013).
Ramchandani e colleghi (2005) hanno dimostrato in una ricerca che ha coinvolto 8431 neo-padri studiati nei loro tratti depressivi grazie all’utilizzo della Edimburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) somministrata all’ottava settimana di vita del figlio, che la depressione paterna nel periodo postatale è associata con disturbi emotivi e comportamentali che il bambino manifesta all’età di 3 anni e mezzo (OR 2.09, 95% IC 1.42-3.08) con particolare evidenza di disturbi della condotta nei figli maschi (OR 2.66, IC 1.67-4.25). Questo studio dimostra che la depressione paterna, al pari di quella materna, gioca un ruolo specifico e persistente nella genesi precoce di problemi comportamentali e di sviluppo emotivo nei bambini. Altre ricerche, hanno pure dimostrato che i figli di padri depressi hanno un’aumentata prevalenza di manifestazioni psicopatologiche, ma quella di Ramchandani (2005) è attualmente l’unica disponibile in grado di dimostrare l’effetto precoce che la depressione paterna produce quando compare in tempi molto vicini alla nascita del figlio. E’ evidente che queste alte percentuali di neo-padri depressi nascondono una “fatica emotiva” non indifferente ad accogliere gli importanti cambiamenti intrapsichici
che un uomo deve affrontare nel momento in cui si “trasforma” in padre. Sostenere il ruolo, le funzioni e la competenza emotiva dei neo-papà significa investire in un fattore protettivo di salute di primaria importanza, non solo per il nascituro, ma anche per la coppia genitoriale come è stato ben dimostrato da più studi. Gli effetti protettivi della competenza paterna, tra l’altro, sono evidenti anche in una prospettiva a medio e lungo termine. In generale il ruolo dei padri rimane insostituibile nel percorso di crescita del proprio figlio. Nei primi mesi di vita il padre assolve alla funzione di sostegno alla diade madre-bambino
sia tramite l’apporto all’interazione diretta con l’infante che attraverso la sua funzione di regolazione dell’ambiente famigliare. Non va trascurato, del resto, che se l’uomo prova a stare sulla scena sin dai momenti più precoci, a guadagnarne in qualità e intensità potrebbe essere anche il rapporto madre-figlio
visto che, come afferma J. Bowlby (1988), l’uomo offrendo sostegno emotivo alla propria compagna, fungerà per lei da base sicura, divenendo al tempo stesso anch’egli figura di attaccamento. Come scrivono Lis & Zennaro (1998) tra l’altro, il supporto del padre aiuta la madre a migliorarsi sia come genitore che come persona. Non appare casuale, infatti, che molte madri soffrano di un grave arresto dello sviluppo personale proprio in ragione della latitanza paterna, in concomitanza della nascita del proprio figlio.
Nei primi mesi di vita il padre assolve alla funzione di sostegno alla diade madre-bambino sia tramite l’apporto all’interazione diretta con l’infante che attraverso la sua funzione di regolazione dell’ambiente famigliare.
Del resto la simbiosi tra madre e bambino è spesso così intensa e totale che un uomo può inserirsi al suo interno solo grazie alla disponibilità della propria compagna a farsi da parte per chiamarlo in causa, lasciando momenti diretti di interazione tra padre e figlio e fidandosi della sua capacità di essere presente e di prestare cure altrettanto premurose, sebbene dissimili da quelle che avrebbe adottato lei. Questo coinvolgimento del padre deve essere facilitato il più precocemente possibile: è importante offrire loro un
sostegno, volto a validare il loro importante ruolo di “grande Utero”. La mamma deve “attivare” questo dispositivo di accudimento che nell’uomo scatta in modo meno automatico, rispetto a quanto succede alla donna. Infatti il sentirsi padre e la capacità di “costruire una propria immagine di sé assieme al bimbo” così da soddisfare adeguatamente ai suoi bisogni, sembra essere, nel maschio, associato all’opportunità di interagire precocemente con il proprio figlio. Cruciale sembra essere un’interazione padre-neonato
che passa anche attraverso il contatto fisico. Se questo “meccanismo” riesce ad essere attivato, la coppia affettiva si trasforma in un amorevole triangolo famigliare, in cui ogni membro gioca un ruolo che auto-mantiene la relazione affettiva all’interno del “nuovo sistema famiglia” e che permette al padre di abbracciare a tutto tondo la sua nuova dimensione genitoriale, connotata da una modalità emotiva sempre più personalizzata e amorevole, che ha fatto parlare di una paternità affettiva (Maggioni, 2000). E’ questa la rivoluzione dei nuovi papà, così diversi dai padri del passato, che erano “caricati” di una forte valenza normativa, ma assai scarsi nell’assolvimento di funzioni affettive, la cui mancanza ha spesso lasciato affamati di “amore di padre” i figli delle passate generazioni.



Bibliografia

  • Baldassarre, I. (2006). C’è anche il papà. Erickson
  • Baldoni, F. (2005). Funzione paterna e attaccamento di coppia: l’importanza di una base sicura. In: N. Bertozzi & C. Hamon (Eds.), Padri & paternità. Bergamo, Edizioni Junior, 79-102.
  • Baldoni, F. (2012). Funzione di base sicura e disturbi affettivi paterni nel periodo perinatale. Psicologia e Psicopatologia del Benessere Bambino, Anno 1, n.2: 9-20.
  • Baldoni, F. & Ceccarelli, L. (2010). La depressione perinatale paterna. Una rassegna della ricerca clinica ed empirica. Infanzia e Adolescenza, 9 (2):79-92.
  • Baldoni, F. & Ceccarelli, L. (2013) La depressione perinatale nei padri. In: Caretti, V., Ragonese, N., & Crisafi, C. La depressione perinatale. Aspetti clinici e di ricerca sulla genitorialità a rischio. Roma, Giovanni Fioriti, pp. 145-173.
  • Baldoni, F. & Landi, G. (2015). La funzione del padre nel periodo perinatale. Attaccamento, adattamento e psicopatologia. Quaderno di Psicoterapia del Bambino e dell’Adolescente. Università di Bologna, Vol. 41, pp. 73-96.
  • Bramante, A. & Grussu, P. (2016). Manuale di Psicopatologia Perinatale. Erickson.
  • Bowlby J. (1988). A secure base. London, Routledge. Trad. it. Una base sicura. Milano, Raffaello Cortina, 1989.
  • Lis, A., Zennaro, A., (1998). Riflessioni sulla paternità: dalla transitino to fatherhood ai primi anni di vita del bambino. Psicologia clinica dello sviluppo. Padova 3: 401.
  • Maggioni, G. (2000). Padri nei nostri tempi. Ruoli, identità, esperienze. Donzelli, Milano.
  • Paulson, J.F. & Bazemore, S.D. (2010). Prenatal and postpartum depression in fathers and its association with maternal depression. JAMA, 303(19), 1961-1969.
  • Pellai, A. (2007). Sul monte della tua pancia. Edizione San Paolo, Milano.
  • Ramchandani, P., Stein, A., Evans, J., O’Connor, T.G. and The ALSPAC study team (2005). Paternal depression in the postnatal period and child development: a prospective population study. Lancet 2005; 365:2201-05.
  • Ragusa, P. Come si è evoluto il ruolo del padre, UPPA.it. https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/evoluzione-del-ruolo-del-padre/

Ultima modifica: 26 Giugno 2026

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