Caso Modena, Lavenia (Ordine Psicologhe e Psicologi Marche):
“La salute mentale non può essere ricordata solo dopo una tragedia”
«Ogni volta che accade un fatto grave come quello di Modena, il rischio è sempre lo stesso: cercare spiegazioni semplici a fenomeni estremamente complessi. E troppo spesso la sofferenza psichica finisce per essere raccontata solo attraverso la paura.»
Così Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Marche, interviene dopo i recenti fatti di cronaca avvenuti a Modena.
«È necessario essere molto chiari: la stragrande maggioranza delle persone che soffrono di un disturbo mentale non è violenta e non rappresenta un pericolo sociale. Associare automaticamente disagio psichico e aggressività significa alimentare stigma, paura e isolamento, rendendo ancora più difficile chiedere aiuto.»
Secondo Lavenia, il punto centrale riguarda invece la fragilità del sistema di presa in carico e la necessità di investire realmente nella salute mentale.
«Non basta dire che una persona “era seguita”. Dobbiamo chiederci con quali risorse, con quale continuità, con quanti operatori e con quali strumenti. I servizi territoriali lavorano spesso in condizioni di enorme difficoltà, con carenza di personale e richieste sempre più complesse. E mentre aumentano solitudine, ritiro sociale, disagio giovanile e fragilità emotive, continuiamo a trattare la salute mentale come un tema secondario.»
Il Presidente dell’Ordine marchigiano richiama anche la responsabilità culturale e sociale del Paese.
«Viviamo in una società che fatica ancora ad accogliere la fragilità. Chiedere aiuto viene spesso vissuto come un fallimento personale. Molte persone si isolano progressivamente nel silenzio, spariscono dalle relazioni, interrompono le cure, smettono di sentirsi parte della comunità. E troppo spesso ce ne accorgiamo soltanto quando il dolore esplode.»
Per Lavenia serve un cambio di paradigma che metta al centro prevenzione, ascolto e presenza territoriale.
«Servono più psicologi nei servizi pubblici e nelle scuole, più supporto alle famiglie, più interventi precoci e una cultura della salute mentale che non si attivi soltanto dopo una tragedia. La prevenzione non fa rumore come la cronaca, ma è lì che si costruisce davvero la sicurezza sociale.»
«La salute mentale non è un costo da contenere,conclude Lavenia, ma una responsabilità collettiva che riguarda tutti noi.»